Bitcoin, trimestrale deludente non è una novità

Il primo trimestre del 2018 è stato il peggiore trimestre nella storia dei prezzi di Bitcoin, tanto da aver mandato in fumo 115 miliardi di USD nella sua capitalizzazione di mercato. Ovvero, quasi la metà del suo prezzo dall’inizio di quest’anno è bruciato, per la disperazione di coloro che – magari – avevano compreto ai vertici di tale movimento (per saperne di più sulle attuali quotazioni si può leggere Cambio BTC EUR: Quanto vale un bitcoin in euro).

Ora, per coloro che sono relativamente nuovi all’ecosistema, quanto accaduto potrebbe sembrare il momento giunto per entrare nel panico o almeno per incassare ciò che resta dei loro investimenti iniziali. Tuttavia, come un recente studio comparso su howmuch, la criptovaluta più famosa al mondo potrebbe presto tornare in voga, e i segnali fondamentali sembrerebbero in tal senso essere piuttosto incoraggianti.

bitcoin trimestrale deludenteIl sito internet ha infatti recentemente pubblicato una infografica con i peggiori crash dei prezzi di Bitcoin, cercando di mettere in prospettiva la natura ciclica della volatilità della valuta decentrata più celebrata del Pianeta.

L’ultima crisi di Bitcoin ha spinto alcuni investitori ad affermare che la fine dei giorni sia vicina. Però, pur ammettendo che l’ultimo crash è stato doloroso, è meglio fare un passo indietro e valutare lo stato attuale del Bitcoin rispetto al suo passato. Si scopre così che il Bitcoin si è “schiantato” molte volte nel corso degli ultimi anni” – si legge sul sito internet, affermando, in somma, che il flop periodale di Bitcoin non è affatto una novità.

Usando le fonti disponibili al pubblico, il post illustra una dozzina di altre volte in cui Bitcoin è sceso in picchiata, trascinando nel panico i suoi investitori. I sell-off sono stati poi analizzati nel dettaglio, combinandoli con la coppia Bitcoin-to-US-Dollar (BTC / USD), e scoprendo gli alti e i bassi specifici dei precedenti arresti, risalenti da gennaio 2012. Quindi, è stata evidenziata la percentuale di valore perso durante ogni “svendita” e, infine, è stata misurata la durata di ciascun periodo di crash specifico. Ma per scoprire che cosa?

Ciò che è immediatamente chiaro dallo studio pubblicato dal sito internet sopra accennato, è la buona resilienza del Bitcoin. Sebbene un investitore oggi possa facilmente guardare in senso molto negativo il grafico, interpretandolo come una sorta di montagna russa con troppe correzioni pesanti, ritenendo magari che questo andamento “non valga la pena” di essere vissuto, gli entusiasti e gli speculatori sono ben in grado di assumere il giusto coraggio, tenendo magari in considerazione che questo – in fondo – non è un evento insolito per Bitcoin.

Da gennaio 2012 ad oggi ci sono state tredici profonde correzioni o arresti anomali per Bitcoin, inclusa l’ultima rotta. Le perdite sono state varie, andando da un minimo del 30% a un massimo dell’87%, spinte da un sell-off fomentato soprattutto dal panico di perdere tutto ciò che si era investito. Dunque, rispetto ai suoi eventi passati, quest’ultima correzione non è stata nemmeno così severa o dolorosa come in passato. E, forse, val la pena rapportarsi ad essere con la giusta consapevolezza…

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