Lavoro nei giorni festivi: che cosa dice la legge

L’ordinamento italiano riconosce ad alcuni giorni dell’anno, fra cui le domeniche e giorni infrasettimanali, il carattere di festività, per motivi civili o per motivi religiosi.

I giorni festivi hanno lo scopo di permettere ai lavoratori di riposarsi, reintegrando le energie fisiche e psichiche, e di dedicarsi alla famiglia o alle attività di svago o religiose.

Negli ultimi anni stiamo assistendo ad un fenomeno sempre più diffuso, quello del lavoro alla domenica e nei festivi. Nei grandi centri commerciali e nelle città, sempre più negozi decidono di tenere aperti i battenti anche la domenica e nelle principali festività religiose e civili.

Si arriva al punto che alcuni negozi sono aperti perfino a Pasqua e Natale. Questo, come è ovvio che sia, ha scatenato delle polemiche da parte dei lavoratori, ed ha interrogato la legge sulla legittimità del rifiuto del lavoro festivo e domenicale.

Si tratta, in realtà, di un tema in continua evoluzione, sul quale si è pronunciata persino la Corte di Cassazione.

La domanda principale rimane quindi la seguente: è obbligatorio, per il lavoratore, lavorare nei giorni festivi?

Vediamo cosa dice la giurisprudenza.

Il lavoro festivo è obbligatorio?

Il lavoro festivo non è obbligatorio. A sancire questo importante principio è stata la stessa Corte di Cassazione, che con la sentenza n. 16592 del 7 agosto 2015 ha finalmente fatto chiarezza in materia.

La sentenza riguarda il caso di una lavoratrice che aveva subito un provvedimento disciplinare per essere stata assente dal lavoro il giorno dell’Epifania.

lavoro festivo obbligatorioQuesta sentenza sostiene che, per le festività civili e religiose che sono individuate nella legge numero 260/1949, ogni dipendente può astenersi dal lavoro, in maniera del tutto legittima.

Le festività previste da detta legge sono l’1 ed il 6 gennaio, il 25 aprile, il lunedì che segue Pasqua, il primo maggio, il 2 giugno, il 15 agosto, il primo novembre, l’otto novembre, il 25 ed il 26 dicembre.

Sono previste ovviamente anche delle eccezioni, cioè dei casi in cui il lavoro festivo è obbligatorio, come vedremo meglio dopo.

Il diritto di astenersi dal lavoro in una delle festività indicate è un diritto soggettivo del lavoratore, come tale neppure una decisione contraria nell’ambito della contrattazione collettiva potrebbe impedirglielo.

In poche parole, questo diritto “non è disponibile per le organizzazioni sindacali”. Sotto questo punto di vista, la sentenza in questione è molto chiara, in quanto dice che il lavoratore può prestar servizio nelle festività infrasettimanali in questione ‘soltanto su accordo con il datore di lavoro; mentre non può essere obbligato in via unilaterale da parte del datore di lavoro’. 

Per quanto concerne la posizione del lavoratore che si rifiuta di lavorare nelle festività suddette, un’altra domanda è: ma deve essere retribuito? La risposta è affermativa, come sancito dalla Corte di Cassazione in una sentenza recente, la n. 21209 del 19.10.2016.

Nel caso in questione, un gruppo di dipendenti del settore metallurgico aveva rifiutato di lavorare l’8 dicembre, e la società aveva trattenuto dalla busta paga la retribuzione della festività in questione.

La Corte aveva dato ragione ai lavoratori: il rifiuto dei lavoratori di prestare servizio nel corso della festività indicata dalla legge non può esimere il datore di lavoro dal versamento della retribuzione normale.

Attenzione: qui si parla del lavoro festivo, non di quello domenicale. La Corte di Cassazione ha escluso che in questo intervento si riguardi anche il lavoro domenicale.

Quando il lavoro festivo è obbligatorio?

La Corte di Cassazione, sostenendo che il lavoro festivo non è obbligatorio, ha stabilito una regola generale, che vale per tutti i settori. Come in ogni cosa, però, vi sono anche delle eccezioni.

La stessa Corte di Cassazione si è preoccupata di precisare che solamente per il personale delle istituzioni sanitarie, pubbliche o private, può sussistere l’obbligo di prestare lavoro nel corso delle festività, sia per esigenze di servizio, che per richiesta del datore di lavoro.

Il lavoro domenicale: che cosa dice la legge

Per quanto invece riguarda il lavoro domenicale, posto che la sentenza della Cassazione si riferisce solo al lavoro festivo infrasettimanale?

Il lavoro domenicale è una materia complessa in quanto la legge lo disciplina solo parzialmente, parlando della ‘durata del riposo settimanale’ che deve essere di 24 ore consecutive ogni sette giorni, come media di ogni 14 giorni.

La legge stabilisce che, di norma, il riposo settimanale deve coincidere con la domenica, ma che questo aspetto deve essere regolato dalla contrattazione collettiva.

Perché il datore di lavoro possa esigere che la prestazione lavorativa venga erogata la domenica, devono sussistere però alcuni elementi necessari:

  • l’attività deve essere di pubblica utilità;
  • devono esserci esigenze organizzative e tecniche per l’azienda;
  • la data del lavoro deve essere cominciata dal lavoratore con preavviso;
  • dev’esserci consenso, anche per fatti concludenti o tacito, del lavoratore.

Che cosa significa ‘consenso del lavoratore’? Che serve, come per il lavoro festivo, un accordo individuale verbale o scritto, o un accordo collettivo che riporti questo?

In generale si propende per l’ultima interpretazione.

Inoltre in alcuni casi il lavoratore può legittimamente rifiutare il lavoro domenicale:

  • se ha figli minori di tre anni;
  • se è portatore di handicap o convivente con portatore di handicap;
  • i dipendenti portatori di handicap grave, come previsto dalla legge 104;
  • i lavoratori che assistono soggetti non autosufficienti, purché conviventi;
  • altre categorie di lavoratori, ai sensi del secondo livello di contrattazione.

Infine, il lavoro domenicale contiene anche delle maggiorazioni dello stipendio.

Un’interessante sentenza della Corte di Cassazione in merito è stata la n. 3416/2016. Nel caso, un dipendente si era rifiutato di andare al lavoro la domenica per non perdere la Santa Messa, ed era stato licenziato.

La Cassazione aveva ritenuto che la sanzione del licenziamento (come anche la sola sospensione dal lavoro) fosse illegittima, in quanto sproporzionata rispetto al comportamento del lavoratore.

Il lavoratore sanzionato, aveva infatti dimostrato buona volontà, offrendosi di lavorare nei giorni successivi per compensare all’assenza.

Non può ignorarsi, secondo la Corte di Cassazione, il diritto del lavoratore di astenersi dal lavoro la domenica per effettuare le pratiche religiose previste dal culto (esercizio del diritto di culto).

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