Lavoro in nero: cosa rischia il lavoratore e cosa il datore di lavoro

Il lavoro in nero è una piaga del nostro tempo. Per lavoro in nero si intende una pratica irregolare, per la quale il datore di lavoro si serve del lavoratore senza però concludere alcun tipo di contratto, e senza inquadrarlo ai termini di legge. Il lavoro in nero quindi non prende né accordi contrattuali, né coperture previdenziali.

Il lavoro in nero è molto dannoso per il lavoratore, e non a caso è vietato. Esso comporta distorsione della concorrenza, abbassamento dei salari (in quanto il salario in nero, essendo privo dei contributi previdenziali che il datore di lavoro dovrebbe versare per legge, è più conveniente per il proprietario dell’attività), comporta lo sfruttamento dei lavoratori, che sono meno tutelati, e anche la perdita di entrare per lo Stato.

Ciò nonostante, il lavoro nero è ancora molto diffuso anche in Italia; tanti lavoratori lo accettano, pur di non restare senza lavoro. Essendo vietato dalla legge, sono però previste delle sanzioni, anche abbastanza pesanti, pensate per disincentivare l’uso di questa forma di lavoro non regolarizzata.

In linea di massima, le sanzioni colpiscono il datore di lavoro, in quanto il lavoratore è visto come la ‘parte debole’ del contratto e come tale si ritiene che egli sia portato ad accettare il lavoro in nero non per sua scelta ma per necessità economica e personale.

Tuttavia anche il lavoratore, in qualche caso, può ottenere delle sanzioni a causa del lavoro in nero. Vediamo nel dettaglio la disciplina.

Lavoro in nero: cosa rischia il datore di lavoro

rischi datore di lavoroIl datore di lavoro rischia molto dal punto di vista economico in caso in cui impieghi uno o più lavoratori non regolari. Innanzitutto, per ogni dipendente che non è stato denunciato all’INPS, egli rischia una multa per ogni lavoratore in nero.

Il Jobs Act ha introdotto nuove maxi sanzioni per il lavoro irregolare, molto pesanti: per ogni lavoratore di questo tipo, si rischia dai 1500 ai 9mila euro di multa, se egli è stato impiegato per un periodo fino a 30 giorni effettivi di lavoro.

Se invece il lavoratore irregolare è stato impiegato dai 30 ai 90 giorni di lavoro, la posta in gioco sale: da 3mila fino ad 8mila euro per ogni lavoratore.

Se la durata dell’impiego effettivo supera i 90 giorni, il datore di lavoro rischia una maxi multa da 6mila a 36mila euro per lavoratore.

Le sanzioni vengono aumentate del 20% laddove il lavoratore irregolare sia un extracomunitario senza permesso di soggiorno, oppure sia un minorenne non in età lavorativa.

Il Jobs Act ha anche introdotto un altro strumento, che è quello della diffida, in un’ottica di revisione del sistema punitivo.

La diffida consiste in una procedura per cui, se il datore di lavoro regolarizza il lavoratore egli ha diritto a pagare la sanzione nel minimo edittale. Tuttavia il Jobs Act ha anche modificato le condizioni per poter accedere a questo meccanismo; ad oggi la diffida funziona se:

  • il lavoratore in nero è ancora impiegato presso il datore di lavoro;
  • la regolarizzazione avviene con contratto di lavoro subordinato, a tempo indeterminato, anche part time ma non meno del 50% del tempo pieno;
  • la regolarizzazione è possibile anche a tempo pieno e determinata, purché non per meno di tre mesi;
  • il lavoratore regolarizzato deve restare al lavoro per almeno tre mesi;
  • non è possibile regolarizzare l’extracomunitario senza permesso di soggiorno regolare ed il minore non in attività lavorativa.

Allo scopo di garantire che questa disciplina venga rispettata, il pagamento delle sanzioni, nonché la prova della regolarizzazione devono essere forniti in 120 giorni dalla notifica del verbale.

La più grave delle sanzioni per il datore di lavoro resta comunque quella della sospensione dell’attività lavorativa. Questa sanzione si applica in questi casi:

  • qualora nell’azienda venga rilevata una percentuale di lavoratori irregolari (cioè lavoratori che non risultano impiegati allo Stato, in quanto non iscritti nella comunicazione obbligatoria e non oggetto di alcuna comunicazione in materia previdenziale) pari o superiore al 20% delle forze lavorative totali presenti sul luogo di lavoro al momento dell’ispezione (e non sul totale delle forze in azienda);
  • se vi siano state delle gravi e reiterate violazioni, in materia di salute e sicurezza sul luogo di lavoro.

L’adozione della disposizione deve quindi essere comunicata all’autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, di servizi e forniture nonché al Ministero delle Infrastrutture, il quale si curerà poi di interdire l’accesso alla contrattazione con la P.A. ed alle gare pubbliche all’azienda in questione.

Cosa rischia il lavoratore

Abbiamo detto che in linea di massima il lavoratore che sia in nero non rischia delle sanzioni per il lavoro in nero; tuttavia ci sono dei casi nei quali anche il lavoratore può rischiare sino a due anni e più di galera.

lavoro in neroIn particolare, il lavoratore che dichiari di essere disoccupato quando invece è impiegato in nero, rischia di essere imputato per Falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico, ai sensi dell’articolo 482 del Codice Penale. La reclusione che si rischia è fino a due anni.

Questo però non riguarda di per sé il caso del privato che sia occupato in nero, ma di colui che essendo lavoratore irregolare dichiari allo Stato di essere disoccupato allo scopo di ottenere l’indennità di disoccupazione o altri benefici.

La sanzione aumenta nel caso in cui effettivamente il lavoratore in nero percepisca anche un’indennità di disoccupazione.

Cambia anche, in questo caso, l’imputazione penale: egli verrà sanzionato per indebita percezione di erogazione a danno dello Stato.

La reclusione è da tre mesi a tre anni.

La sanzione che viene erogata al lavoratore irregolare, in questo caso, è proporzionata all’ammontare delle indennità statali indebitamente ricevute: per somme inferiori a 3.999,96 euro la sanzione amministrativa varia da 5164 euro a 25.822 euro. Non solo, potrebbe essere richiesto anche il risarcimento del danno da parte degli Enti pubblici erogatori.

Come denunciare il lavoro in nero

La cosa migliore da fare per un lavoratore in nero è quella di denunciare la situazione. Si tratta di un vero e proprio dovere, e anche di rispetto per sé stessi.

Basta denunciare la situazione all’ispettorato del lavoro, riportando tutti i dati e le informazioni utili per far capire dove si lavora e da quanto, ed eventuali prove documentali.

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